Collettivo 48: sguardi che si incontrano
Collettivo Quarantotto nasce dall’incontro tra due sguardi opposti ma affini: Elia Valeo ed Eva Fruci.
Fondato nel giugno 2025, il collettivo è un catalizzatore sociale che affronta tematiche contemporanee e socio-politiche attraverso la performance. Il lavoro si concentra su azioni corporee ad alto impatto emotivo, pensate per lasciare un segno duraturo nello spettatore. Il corpo è il centro della ricerca: da dimensione individuale diventa spazio relazionale e politico, strumento di narrazione e mezzo di connessione collettiva. Un corpo che comunica, si espone e si trasforma in simbolo di una realtà condivisa. Al progetto si unisce anche Alessia Bozzarello, performer, insegnante di musica, musicista e sound designer, che integra la dimensione sonora e performativa ampliando la forza espressiva del collettivo.

DENTRO NON C'E' VOCE
Dentro non c’è voce è un progetto di ricerca che indaga le forme di violenza vissute durante l’infanzia e le tracce profonde che queste lasciano nel tempo, nel corpo e nella memoria.
Attraverso una video-performance, l’opera dà forma a una sofferenza spesso invisibile: quella dei bambini vittime di abuso, abbandono e negligenza. Le loro storie non vengono raccontate direttamente, ma emergono attraverso le voci degli operatori socio-sanitari, mediatori di una memoria emotiva che diventa collettiva.
Parole, suoni, silenzi e gesti costruiscono un paesaggio interiore frammentato, dove il trauma non è l’evento in sé, ma la sua persistenza: una violenza intima e silenziosa che continua ad agire anche in assenza dell’aggressore. Il corpo dell’artista diventa superficie di scrittura, archivio vivo di ciò che resta inciso e non elaborato.
Non una rappresentazione del trauma, ma l’esplorazione dei suoi echi.
Un’opera che non urla, ma turba.
Che non racconta, ma lascia traccia.
https://drive.google.com/file/d/1SuX9Yi3AFXINKJHWx3TezNKuMU87xNkb/view?usp=drivesdk

Io corpo, Io carne, Mai manifesto
Io corpo, io carne, mai manifesto è una performance in cui l’intimità si rovescia in esposizione e la vulnerabilità diventa scelta consapevole, quindi gesto politico. Non c’è narrazione consolatoria: ciò che appare fragile si afferma come dichiarazione.
Elia Valeo occupa lo spazio con il suo corpo non conforme, coperto solo da una mutanda all’uncinetto. Alessia Bozzarello entra e, con un gesto lento e accurato, la sfila filo dopo filo fino a lasciarlo completamente nudo. La semplicità dell’azione apre una frattura: una violenza silenziosa che si manifesta nello sguardo evitato, nella precisione del gesto, nell’immobilità dell’artista.
Valeo resta fermo, non reagisce: la sua presenza diventa atto radicale. Nel triangolo che si crea tra performer e pubblico, anche chi osserva è coinvolto e reso responsabile del proprio sguardo. Nel corpo esposto non c’è richiesta di legittimazione, ma l’affermazione di un’esistenza che si mostra senza chiedere permesso.
https://drive.google.com/file/d/14ADM1IwlHu4c5m7HLMGruEM7T5ZnIl5P/view?usp=drivesdk

Io sono Tu
Io sono Tu è il punto in cui il corpo si frantuma per rivelare le sue due verità.
La figura che subisce e quella che colpisce, la carne inerme e la rabbia che esplode: entrambe nascono dallo stesso luogo, dallo stesso essere.
Nella dualità del gesto si manifesta il peso della neutralità, l’inganno della non scelta.
La violenza non è mai altrove: abita il nostro corpo, si insinua nei silenzi, cresce nelle omissioni.
Due corpi, un’unica ferita.
Due voci, un’unica responsabilità: riconoscersi nell’altro per smettere di tacere.
https://drive.google.com/file/d/1N_cNpF3L8zLjYAbuIVqCpAZyOUm5V6dY/view?usp=drivesdk
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